INTERVISTA AL FEMMINILE 

L’intervista al femminile di oggi è a Monica.

intervista al femminile
 
                                                                                                                                                                                                                                                         

Salve lettrici e lettori,

questo articolo è un’intervista al femminile che nasce da una collaborazione con una donna meravigliosa, conosciuta sui social, che ha un bellissimo messaggio da donarci e condividere.

E’ una donna con cui ho legato proprio dopo aver pubblicato un altro articolo in cui intervisto Antonella, vi lascio il link sotto.

Oggi ho il piacere e l’onore di farvi leggere le parole di Monica, una donna genuina, fatta di pura gentilezza.

Sulle pagine social la trovate come Monica ai fornelli, la sua è una cucina vegana, e con l’utilizzo di Zoom ci insegna a preparare specialità semplici, buone e sane. (Vi lascerò i suoi contatti sotto).

Monica ha 48 anni, è romana ed in questo momento sta vivendo un periodo, a tratti stimolante, ma molto, molto difficile; ha scelto, con coraggio e fatica, di ripartire da zero e di ricominciare da se stessa.

Durante una nostra piacevole chiacchierata mi ha spiegato di aver notato che, soprattutto sui social, c’è una grossa difficoltà a raccontarsi nel momento in cui si stanno vivendo i momenti difficili e, siccome è facile farlo quando ci si trova sulla cima della montagna perchè ovviamente è tutto molto bello, lei invece, vorrebbe raccontarsi ora, per essere innanzitutto di conforto ed ispirazione e poi per non perdere tutte quelle emozioni e sensazioni che si provano proprio durante la faticosa scalata.

Siccome ha molta vergogna nel mettersi in video abbiamo deciso di usare questo mezzo e così, durante un pomeriggio invernale, proprio mentre Monica si sta preparando la sua famosa cioccolata calda che mi sono permessa di battezzare Monibar (perchè è più buona del Ciobar) iniziamo la nostra intervista, ed io non vedo l’ora di farvela leggere.

  • Ma, facciamo dei passi indietro, chi era Monica prima di essere l’adulta che è oggi?

Dolcissima Alessia, eccomi qui, dunque… sono nata a Roma e ci ho vissuto fino al 1999, mi verrebbe da dirti che sono stata una ragazza abbastanza normale, nonostante avessi una madre molto alternativa, che era considerata “strana” anche dalla sua stessa famiglia perchè parlava di stress, meditazione trascendentale e medicina ayurvedica, argomenti che oggi sono di ordinaria amministrazione, ma che 38 anni fa non lo erano affatto, quindi sono sempre stata aperta al mondo olistico ed alle terapie alternative.

Purtroppo quando avevo 16 anni, perdo mia madre per via di un tumore e siccome i miei genitori erano separati, io e mio fratello ci ritroviamo a vivere in una casa che non era la nostra e con un padre che conoscevo poco.

Comunque, nonostante una serie di problematiche che il lutto ovviamente mi aveva portato, la mia vita prosegue, vado avanti e vivo la mia vita da adolescente comune a tante altre.

Nel 1999 conosco un ragazzo che mi piace, mi fa stare bene, mi ama, mi rispetta e decidiamo di sposarci dopo nemmeno 8 mesi, e dopo un anno, per una serie di vicissitudini, traslochiamo ed andiamo a vivere in provincia, il primo di una lunga serie di traslochi.

Praticamente da qui si creano delle identità che sono: Monica-parte di qualcosa, Monica-donna fuori dalla famiglia d’origine, Monica-moglie e dopo circa due anni Monica-mamma.

  • Ci descrivi la prima parte della tua vita, con queste nuove identità?

Monica-mamma è stata proprio una bella sfida, perchè la maternità è una di quelle situazioni che ti cambia letteralmente il focus, ti accorgi che non hai più tempo per te e anche se lo volessi non riesci a ritagliartelo, fai tantissima fatica, ma ero giovane, mi davo un gran bel da fare per i miei due figli, avevo energia, forza ed entusiasmo.

Passa il tempo, loro crescono e diventano adolescenti, ed io e mio marito ci accorgiamo che la nostra vita era completa e perfetta, e decidiamo di avere un terzo figlio come una sorta di coronamento di una bellissima famiglia, credimi, potevamo essere tranquillamente considerati come la tipica famiglia del mulino bianco.

Con la terza maternità sopraggiungono tutta una serie di situazioni dentro e fuori di me che fanno scattare una molla, io non ero una donna organizzata e non ero comunque matura come lo sono oggi, quindi la mia vita è sempre stata in balìa delle situazioni familiari, mi svegliavo la mattina e vivevo la giornata così come arrivava, perciò subivo la giornata, e questo è stato il mio mood per tutto il periodo del matrimonio.

E così, circa 8 anni fa, cerco di riprendere in mano le redini di Monica cercando un pò ovunque corsi di crescita personale, amicizie diverse in sintonia con un pensiero positivo e costruttore, insomma cerco di sganciarmi da quella nullafacenza, quell’apatia di quella Monica che subiva la vita e che non era reattiva.

  • Quando e come è avvenuto il tuo incontro con il veganesimo?

Un giorno, la mia migliore amica (una tradizionale ostetrica dentro l’ospedale, ma alternativa fuori) mi dice, con tono serio e deciso, di non vaccinare il mio bambino, così le chiedo le ragioni, visto che entrambi i figli più grandi erano stati vaccinati senza pormi nessuna domanda, e mi invia un link che mi apre un mondo, parto con l’approfondire il tema dei vaccini e non so come mi ritrovo nel mondo del veganesimo.

Siccome anche mia madre era vegetariana, ma senza etichette, semplicemente si nutriva principalmente di frutta e verdura, mi sono informata e mi sono ritrovata vegana dall’oggi al domani.

E questo è stato un click importante, che ha portato una serie di cambiamenti significativi, perchè il veganesimo non è solo un modo di nutrirsi, quando lo si abbraccia si entra dentro con tutte le scarpe. E’ uno stile di vita, un modo di vedere le cose, è un cambiare il proprio focus sulle cose più importanti, su ciò che realmente ci dà soddisfazione.

Ovviamente ero consapevole che dovevo fare di tutto per mantenermi in salute e crescere il mio terzo figlio, così vado dal mio medico curante, in quel periodo svezzavo il bambino con i normali omogenizzati di carne e chiesi se potevo passare ad uno svezzamento con proteine di origine vegetale, lui mi regalò un sorriso a trentadue denti che mi scaldò il cuore; scopro da qui che oltre ad essere una persona stupenda è anche vegetariana e ha cresciuto i suoi due figli senza vaccini; il suo approccio nei confronti della vita era molto simile a a quello che volevo fosse anche il mio.

Quindi, faccio ricerche su Internet, trovo medici illustri del settore ed inizio lo svezzamento alternativo, facendo esattamente ciò che non avevo fatto con i miei primi due figli, seguire l’istinto.

Si dice che l’istinto materno ti salva, ebbene se è forte e se sei brava a seguirlo, ti salva davvero, perchè anche se dovessi sbagliare, comunque è stata una tua scelta e non avrai nulla da rimproverarti; invece io non avendo nonni e parenti vicini, con i primi due figli mi fidavo molto di chi passava e diceva la sua, tranne sul discorso della bellissima esperienza dell’allattamento, unico argomento su cui sono stata ferrea, nonostante cercavano di convincermi che mia figlia allattasse ogni tre ore perchè il mio latte era poco nutriente.

(piccolo stop, saluti tra vicine di casa, e saluti tra i loro cani che si abbaiano a vicenda)…dicevo…il mio istinto mi diceva che l’alimentazione vegana era una cosa buona e giusta, sia per me che per il mio piccolo.

  • Quindi in famiglia solo tu ed il piccolo siete vegani?

In realtà lui è stato vegano al 100% fino a sei anni, finché un giorno, ospiti di una mia carissima amica, vedendo della carne sulla tavola apparecchiata sia per vegetariani che per onnivori, mi chiede il permesso di assaggiarla, sapevo che prima o poi sarebbe arrivato quel momento, me lo aspettavo ed ho cercato di viverlo con più nonchalance possibile.

Ho vomitato 9 volte quel giorno, il mio piccolo era onnivoro, io non riuscivo ad accettarlo e mi sentivo sconfitta.

Pensavo di poter crescere un figlio puro e perfetto, senza vaccini, medicinali e schifezze varie in corpo, frutto di paranoie che quando si è poco consapevoli sembrano certezze, ma solo ora comprendo ciò che mio padre mi ha detto per una vita intera, cioè che i figli sono nostri finché non vanno scuola, poi chiedono di omologarsi e “perdi” la presa su quell’entità che consideriamo parte di noi, così continuiamo a seminare su un terreno che ci sembra arido, ma che comunque pian piano darà dei frutti.

Io credo che come genitori abbiamo il dovere di fare tanto per i nostri figli, ma con la consapevolezza che alla fine faranno quello che è giusto per loro.

Se quell’anima si incarna in quel corpo, in quella famiglia, è perchè ha un percorso ben preciso da fare, ha delle conoscenze e delle consapevolezze da acquisire e tu come genitore puoi fare tantissimo, ma non puoi fare tutto. E’ un grosso errore che facciamo noi genitori, me compresa, viviamo con la convinzione che i figli siano di nostra proprietà. Tu puoi incanalarli in una strada, ma loro potrebbero tranquillamente deviare contro la tua volontà e tu non ci puoi fare nulla, bisogna imparare ad accettare ciò che non possiamo cambiare.

  • Ma cosa è successo con il veganesimo?

Sostanzialmente è successo questo, siccome ero obbligata a prepararmi del cibo diverso, qualcosa all’interno della famiglia cominciava a scindersi; probabilmente doveva succedere comunque, a prescindere dalla mia scelta alimentare, ma ho iniziato a creare la mia identità, ho visto che esiste anche Monica ed ho voluto darle spazio e tempo.

Questo mi ha poi riportato un pò alle origini, quando ai tempi di mia madre si parlava di medicine olistiche, di trattamenti energetici, di anima e si dava quindi molta più importanza a come alimentare il dentro, ed è proprio ciò che ho fatto, darmi più spazio come identità a sé stante e non solo come nucleo della famiglia, disponibile 24 ore su 24 a 360 gradi.

Questo non è stato capito, ed ha allargato ulteriormente quelle piccole crepe che già c’erano in famiglia, ma che io avevo sempre tenuto unite, facendo proprio da collante.

Ora, non voglio dire che il veganesimo ha diviso la mia famiglia, ma sicuramente ha contribuito ad accendere quella scintilla che sicuramente prima o poi sarebbe arrivata. Certo, se fossi stata ancora focalizzata nell’unità familiare, essendo stata per anni quella che muoveva i fili, probabilmente avrei sistemato tutto e la famiglia sarebbe andata avanti, così come succede in tantissime famiglie; ma arriva un momento in cui i figli diventano adulti ed escono da casa e se la coppia ha ancora qualcosa da raccontarsi va benissimo così, allora saranno felici, ma se fino a quel momento si è vissuto solo in funzione dell’unità familiare, la coppia va in crisi, ci si ammala, proprio perchè, non stando bene, si creano quei blocchi energetici che ci fanno ammalare.

 

  • Monica, grazie per questo viaggio nel passato, non sarà stato per nulla semplice. Ora che sei una donna matura e consapevole come stai vivendo questo nuovo percorso?

Da qualche tempo il mio modo di pensare e di vivere è questo: noi siamo qui e siamo costruttori della nostra vita e tutto quello che abbiamo dentro a livello di vibrazioni si rispecchia nel nostro mondo esteriore. Tutto quello che deve arrivare prima o poi arriva, spesso si presentano delle situazioni che ci mettono a dura prova, ma solo perchè la nostra anima è pronta per superarle, e se opponiamo resistenza, quella determinata situazione si ripresenterà, in altre vesti, con altri attori e in altri contesti… te lo dico, perchè mi è successo.

Così, circa un’anno fa, sento di non essere più parte di questa unità familiare, le situazioni di disagio sono troppo frequenti e si verificano degli effetti spiacevoli; decido di ripartire da me e di camminare con i miei piedi andando a lavorare in un agriturismo a Cuneo per mettere il focus sulla mia crescita personale e professionale e poter fare ciò che amo, ovvero cucinare.

Sappiamo tutti poi cosa è accaduto nel 2020.

Tempo che mi è servito per apprendere che non voglio uscire da casa scappando, ma con la consapevolezza che questo mio percorso è finito; così mi rendo conto di avere delle paure che ancora oggi mi stanno facendo soffrire tantissimo e dei blocchi che devo superare.

Ad ottobre decido di intraprendere, con una persona stupenda, un percorso di crescita personale che mi sta aiutando tantissimo a fare chiarezza ed a comprendere tantissime cose soprattutto sul mondo delle donne.

Devi sapere Alessia, che esistono tantissime donne che si annullano per la famiglia ed altre che maturano consapevolezza con il tempo e nel momento in cui la tirano fuori vengono dichiarate negativamente “ribelli”, proprio come fu considerata mia madre, definita una brutta persona solo perchè aveva aperto gli occhi; nessuno ovviamente si è interessato alla storia che c’era dietro perchè purtroppo la maggior parte delle persone si fermano all’apparenza, basta guardare i social, siamo tutti vuotati all’esterno.

Proprio ieri guardavo il video di un guru che seguo e diceva cose di ordinaria amministrazione, ma che ascoltate in un certo momento della vita sono illuminanti; lui parlava proprio della difficoltà delle coppie e di quanto spesso le coppie non funzionano perchè le persone quando si uniscono cercano nell’altro la loro felicità, la completezza, la loro realizzazione emotiva.

Arriva poi un momento, dopo mesi o anche anni, in cui ti accorgi che le aspettative che hai nei confronti dell’altra persona non vengono appunto rispettate, anche perchè spesso le aspettative sono più alte di quello che è la realtà, e quindi arriva la crisi, poi in base alla profondità, la completezza e l’intensità del loro amore, la coppia lavora su questo problema e magari rimane anche felicemente in piedi.

Mentre il problema tra me e mio marito è che lui si sente completo solo nella coppia, altrimenti si sente perso e vuoto, questo richiede un lavoro su stessi che lui non vuole fare, non è pronto, non ha voglia, ha paura e così si crea disappunto, allontanamento e separazione; parlando con poche ma buone amiche quello che è avvenuto nel mio matrimonio avviene in tantissime coppie.

  • Grazie Monica per tutto ciò che hai condiviso e per i preziosi consigli, riflessioni ed ispirazioni. So che hai un ultimo, illuminante e motivante, messaggio da donarci.

 

Cara Donna, se ad una certa età, inizi a tirare i remi in barca e ti accorgi che nella tua vita c’è qualcosa che non funziona più e cominci a sentire dei crick da qualche parte, non pensare che la tua vita è finita, ma che anzi… è solo l’inizio di una nuova vita!

Lo so, sembra una semplice frase motivazionale ma non è così, la fonte di ispirazione del mio messaggio è la mia cara vicina di casa ottantacinquenne.

In questo periodo non si trova nella sua casa, è vedova da un anno ed io vado a farle compagnia ogni giorno, mi racconta di quando con suo marito andavano in montagna a farsi delle passeggiate chilometriche (anche a 60/65 anni) oppure quando si metteva in bici con i suoi tre figli per andare a fare la spesa e le visite mediche; questa donne possiede e mi trasmette un’energia incredibile e c’è una frase che mi ripete continuamente, non c’è una sola volta in cui lei non mi dice: “TU SEI GIOVANE, MUOVITI, LA VITA CE L’HAI ANCORA TUTTA DAVANTI!!!” e me lo ripete così tante volte, che io ci credo, mi sento giovane, mi sento trentacinquenne, ed è una frase potentissima che ti cambia completamente la PROSPETTIVA della vita.

Ed ora mi rivolgo a chi, come me, si trova oltre i 40 anni, immagina che la tua vita inizi oggi!!!

A differenza del neonato che prova solo paura, smarrimento, ha tutta una serie di cose da dover imparare e non è autosufficiente, tu oggi hai TUTTO!!! Sei un’adulto, hai conoscenza, mezzi, maturità, consapevolezza e sei in grado di fare tutto ciò che vorresti fare, non è illuminante?!? Anzi, è una figata!!!

Quindi: “TU SEI GIOVANE, MUOVITI, LA VITA CE L’HAI ANCORA TUTTA DAVANTI!!!”
 

 

E’ fondamentale capire cosa vuol dire rispettarsi, volersi bene ed amarsi, e metterlo in pratica. Non è importante essere vegani o onnivori, vaccinati o non vaccinati, è essenziale avere dentro quell’energia, quel bollore, quella frenesia e gioia che ogni mattina appena sveglia, ti fa esclamare: “Che bello!!! Un’altra giornata da costruire, un altro giorno da vivere, per me e per gli altri.”

E’ un messaggio importante e mia figlia sta riuscendo a perseguirlo, lei è la mia musa ispiratrice.

—–

Grazie Monica. ❤

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9 risposte

  1. Grazie per questa intervista!!! È stato importante per me aver visto di non essere l'unica in un percorso molto simile al tuo. Al momento, il mio ostacolo più grande è spiegare le scelte che l'istinto materno mi detta perché spesso poco condivise dalla massa. Leggendoti, capisco però che soluzione c'è…e la speranza cresce. Grazie e buon cammino anche a te!

  2. Che bello leggere le parole di questa bellissima anima che ho conosciuto e percepire il cambiamento costante e decido di questi ultimi anni👍

    Posso solo confermare che la vita è ADESSO 🦋

    Sta a ognuno di noi avere l'umiltà e l'apertura di voler cambiare, magari chiedendo aiuto a qualcuno 🎯

    Siamo come in un videogioco…forse è il momento di superare questo ormai vecchio livello alimentato da abitudini, paure, timori, dolori e prepararsi a gustare quello nuovo😉

  3. Bellissima la metafora del video gioco. Vero, andiamo avanti per livelli. Certi li superiamo subito, altri dopo innumerevoli tentativi, ma comunque insistiamo, cadiamo, riproviamo e infine ce la facciamo.
    Ci vuole tempo, costanza, determinazione. Spesso nella vita, come nei videogiochi, non conosciamo nemmeno l’obiettivo. Andiamo avanti a volte all’inizio per inerzia, perché qualcuno ci sprona, a volte seguiamo l’intuito o il consiglio di qualcuno, anche incontrato per caso (ma il caso non esiste) ma nel
    Momento giusto. E si va avanti, di livello in livello, con i nostri tentativi, fallimenti, tempi. L’importante è non restare fermi. Le pause vanno bene, spesso sono necessarie per ritrovare l’energia e il focus, ma poi si deve tornare all’azione.
    Grazie per questa bella intervista, Alessia, è sempre bello leggere le esperienze di vita di chi si rimette in gioco. Grazie.

  4. Bellissima la metafora del video gioco. Vero, andiamo avanti per livelli. Certi li superiamo subito, altri dopo innumerevoli tentativi, ma comunque insistiamo, cadiamo, riproviamo e infine ce la facciamo.
    Ci vuole tempo, costanza, determinazione. Spesso nella vita, come nei videogiochi, non conosciamo nemmeno l’obiettivo. Andiamo avanti a volte all’inizio per inerzia, perché qualcuno ci sprona, a volte seguiamo l’intuito o il consiglio di qualcuno, anche incontrato per caso (ma il caso non esiste) ma nel
    Momento giusto. E si va avanti, di livello in livello, con i nostri tentativi, fallimenti, tempi. L’importante è non restare fermi. Le pause vanno bene, spesso sono necessarie per ritrovare l’energia e il focus, ma poi si deve tornare all’azione.
    Grazie per questa bella intervista, Alessia, è sempre bello leggere le esperienze di vita di chi si rimette in gioco. Grazie.

  5. Bellissima la metafora del video gioco. Vero, andiamo avanti per livelli. Certi li superiamo subito, altri dopo innumerevoli tentativi, ma comunque insistiamo, cadiamo, riproviamo e infine ce la facciamo.
    Ci vuole tempo, costanza, determinazione. Spesso nella vita, come nei videogiochi, non conosciamo nemmeno l’obiettivo. Andiamo avanti a volte all’inizio per inerzia, perché qualcuno ci sprona, a volte seguiamo l’intuito o il consiglio di qualcuno, anche incontrato per caso (ma il caso non esiste) ma nel
    Momento giusto. E si va avanti, di livello in livello, con i nostri tentativi, fallimenti, tempi. L’importante è non restare fermi. Le pause vanno bene, spesso sono necessarie per ritrovare l’energia e il focus, ma poi si deve tornare all’azione.
    Grazie per questa bella intervista, Alessia, è sempre bello leggere le esperienze di vita di chi si rimette in gioco. Grazie.

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