“CHI SI FERMA È  PERDUTO”
Salve lettrici e lettori,
questo è  il motto che ha caratterizzato la mia vita, fino a qualche anno fa.
Niente di più deleterio, e vi racconto come sono arrivata a questa, ammetto inusuale, conclusione.
Sono sempre stata molto attiva, sportiva, curiosa e ben organizzata, mi piaceva tantissimo riempire le mie agende di impegni di varia natura. Le mie giornate erano un corri corri generale, e le adoravo.
Quando frequentavo la scuola partecipavo a tutti i corsi extrascolastici  pomeridiani, ballo, canto, recitazione, pittura, cartapesta…
Nel periodo dei miei primi lavoretti, riuscivo a farne 3 diversi al giorno; mi piaceva tantissimo organizzare borse e borsoni la mattina e rientrare a casa la sera carica di  esperienze.
Ricordo ancora cosa mi disse l’istruttore il primo giorno di guida di prova per la patente, mi colpì,  mi fece riflettere, mi chiese in tono sarcastico “chi ci sta seguendo?” facendomi il gesto di rallentare… era così  che vivevo… con il piede sempre sull’acceleratore.
Ma non ne ero ancora consapevole. 
Crescendo, gli impegni  sono cambiati, le responsabilità  aumentate, la stanchezza fisica e mentale si presentava ogni sera, gli imprevisti mi agitavano e il godersi momenti in famiglia era un lusso.
Non mi piaceva più  la mia vita… che non è  altro che l’insieme delle giornate. 
Anche la mente ed il corpo iniziarono a mandarmi dei segnali… dovevo RALLENTARE.
Un giorno in un libro lessi: 
  
                   “CHI NON SI FERMA È  PERDUTO”
Cheeeeee  coooosaaaaa??????
Guardai quella frase per interi minuti, mi sentivo sotto shock.
Il motto della mia vita era stato letteralmente ribaltato, e stranamente non ero scettica, ci ho creduto, l’ho sentito, ero pronta a cambiare il mio punto di vista, ero pronta a RALLENTARE.
Navigando sul web scopro la MEDITAZIONE. 
Termine lontanissimo dalla nostra cultura occidentale,  che riporta subito al buddhismo,  alla filosofia zen ed ai monaci tibetani. 
Ma ringrazio ancora me stessa, la mia curiosità  e la mia mente aperta.
Solo per un secondo pensai.. ma che cavolata!!! Pensiero tramutato poi in… perché  no???
Grasse risatine di imbarazzo hanno caratterizzato la mia prima meditazione guidata, tramite app, nonostante fossi sola (ovviamente), che lasciarono poi il posto  allo sgomento.
I primi minuti dei 10 complessivi sono stati  così:
Voce guida: “concentrati  sul respiro”
La mia mente: “cosa cucino per cena? Ah… ho il pollo nel congelatore.”
Voce: “respira”
Mente: “che freddino ai piedi!!!”
Voce: “respira”
Mente: “allora, oggi alleno le gambe in palestra, sarà  meglio andarci alle 17, ricordati di prendere le scarpe, quasi quasi chiedo a Fede se vuole unirsi a me, ora la chiam… ops.. vero, sto meditando… e cmq  ho  i piedi freddi.. la prossima volta prendo una copertina,  cavolo… sto meditandoooo”
Sembra un fallimento, ma è  così che lavora la nostra mente.
Siamo sempre più  attivi, più  stimolati e non riusciamo più  a vivere nel momento presente.
Ma furono due le cose che più  mi sconvolsero.
Notai che non riuscivo a fare quei bei respironi  lunghi e profondi che invitava a riprodurre la voce guida, ma erano corti  e meccanici; e quando mi chiese di portare attenzione al corpo, soffermandomi  sulle varie parti, piedi, gambe, addome,  spalle…. mi resi conto che era completamente  rigido,  sulla difensiva, muscoli contratti, posture errate, aggiungici un respiro affannoso…. beh… mi convinsi subito che questa meravigliosa e sconosciuta pratica  dovevo trasformarla  in un appuntamento fisso di benessere psico-fisico.
Non sto qui a elencare la lunga lista di benefici scientificamente provati, ma ci tenevo a raccontare la mia esperienza da persona non spirituale che viene da una vita adrenalinica, sperando di essere di ispirazione per qualcuno.
Consiglio vivamente  di mettere da parte ogni pregiudizio, di aprire la mente  e di provare.
Mi piacerebbe sapere qualcosa su di voi, cari lettori e care lettrici.
Raccontatemi il vostro pensiero in un commento.
Ne sarei grata.
Alessia.

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